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“Cose da matti”: 10 curiosità su Qualcuno volò sul nido del cuculo

Dal 12 al 14 gennaio, il capolavoro di Miloš Forman torna al cinema restaurato in 4K per il 50esimo anniversario dell’uscita.

Di Carlo Giuliano*

Da oggi, per una tre giorni evento il 12-13-14 gennaio, Lucky Red riporta al cinema un nuovo tassello dal suo ricchissimo listino classici, grandi capolavori che tornano in sala (o arrivano addirittura per la prima volta in Italia) restaurati in 4K. Stavolta è il turno di Qualcuno volò sul nido del cuculo, il capolavoro a firma Miloš Forman con protagonisti Jack Nicholson e Louise Fletcher.

Loro, come molti ricorderanno, sono rispettivamente Randle McMurphy e Mildred Ratched. Lui, un condannato ai lavori forzati che si finge psicotico per ottenere una più “morbida” reclusione in un istituto psichiatrico. Lei, la terribile capo-infermiera di un istituto statale di Salem, nell’Oregon, in cui il film è ambientato. Fra i due sarà lotta senza quartiere, una guerra di anarchia e ribellione che si fa metafora degli anni in cui il film è ambientato: il 1963, alla Vigilia dei grandi rivolgimenti di quel decennio, da Woodstock alla Contestazione.

Dopo aver riportato al cinema, solo l’anno scorso, la versione restaurata in 4K di Amadeus, Lucky Red continua a omaggiare uno dei più grandi registi che si ricordino. Lo fa a pochi anni dalla scomparsa, avvenuta nel 2018. E lo fa con un film che, come spesso succede coi grandi capolavori, nasconde più di quanto non si sappia. Nei significati, ma anche nelle molte curiosità arrivateci dalle cronache del set. Ecco le più interessanti.

Tutto cominciò con Kirk Douglas

Il primo a interessarsi a Qualcuno volò sul nido del cuculo fu il grande Kirk Douglas. L’attore rimase talmente folgorato dal romanzo di Ken Kesey da acquistarne i diritti, con l’intenzione di interpretare il ruolo del protagonista Randle McMurphy. Tuttavia, era opinione del suo stesso figlio, Michael Douglas, che il padre fosse già troppo in là con gli anni per il ruolo. Prima di arrivare alla scelta di Jack Nicholson, si pensò di affidarlo ad attori del calibro di Marlon Brando, Steve McQueen e Gene Hackman, che avrebbe successivamente lavorato con Brad Dourif (Billy Bibit) in Mississippi Burning. Pare che Jon Voight fece addirittura pressioni per ottenere la parte, mentre James Caan rimpianse per anni di averla rifiutata.

Uno strizzacervelli illuminato

 Michael Douglas, che prese le redini come produttore del film, impiegò molto tempo prima di trovare una location adatta al film. Scelse l’Oregon State Hospital, un vero istituto psichiatrico, solo grazie all’intercessione del suo direttore Dean R. Brooks. Nonostante il film denunciasse coraggiosamente lo stato degli istituti di salute mentale, fu l’illuminato psichiatra a proporre il suo istituto. Non solo. Fu lui a diagnosticare all’attore William Redfield un’insorgenza di leucemia, che l’avrebbe stroncato nel 1976, a pochi mesi dal successo del film. E anche Danny DeVito si rivolse a lui per un consulto, perché il distacco dalla sua futura moglie a causa del lungo periodo di riprese richiesto dal film, l’aveva portato a sviluppare un amico immaginario con cui parlare. Il direttore Brooks lo tranquillizzò sul fatto che fosse ancora in grado di distinguere se stesso dal personaggio.

Le comparse erano i pazienti

Oltre a concedere il suo istituto come set per il film, il direttore Dean R. Brooks spinse affinché alcuni dei suoi pazienti potessero prendere parte alle riprese. Per questa ragione, al di fuori del cast principale, è noto che gran parte delle comparse di Qualcuno volò sul nido del cuculo erano veri pazienti dell’Oregon State Hospital. L’unica grande eccezione era William Sampson, che interpreta il ruolo del Grande Capo. La produzione aveva infatti bisogno di un attore nativo americano che ricalcasse le enormi proporzioni del personaggio descritto nel romanzo di Kesey, un requisito non facile da rispettare. Stavano per abbandonare le speranze, quando si imbatterono in William Sampson, che lavorava come ranger in una vicina riserva naturale dell’Oregon. La produzione gli affidò la parte e lanciò la sua carriera di attore.

Quando un set ti guarisce

Molti ricordano il personaggio di Billy Bibit, giovane balbuziente rinchiuso nell’istituto per volere di sua madre. Ma Billy non ha davvero bisogno di cure ed è anzi il terrore nei confronti di sua madre e delle continue minacce dell’infermiera Ratched a peggiorare la sua condizione, mentre l’assaggio di libertà offertogli da Randle gli infonderà sicurezza e permetterà di guarire la sua balbuzie. È quanto accadde a una delle comparse, un vero paziente dell’istituto che guarì dalla balbuzie grazie all’impegno e alla dedizione investiti nelle riprese. Viceversa, l’esperienza fu molto provante Sydney Lassick, che si immedesimò talmente nel ruolo da assumere comportamenti psicotici e far preoccupare non poco la produzione. In particolare, l’ultima scena fra Randle e il Grande Capo lo fece crollare in un pianto dirotto e la troupe fu costretta ad allontanarlo dal set. Come sempre, fu Dean R. Brooks a offrire un supporto psicologico a Lassick.

Il significato del titolo

Il titolo del film fa riferimento a un termine gergale impiegato negli Stati Uniti per riferirsi al manicomio, denominato cukoo’s nest. In particolare, si rifà a una filastrocca, presente nel romanzo di Kesey, che recita: “Three geese in a flock, one flew East, one flew West, one flew over the cuckoo’s nest”. Tradotto: “Tre oche in uno stormo, una volò ad est, una volò ad ovest, una volò sul nido del cuculo“. Il cuculo è infatti un volatile dal comportamento peculiare, che non costruisce nidi ma usa quelli degli altri per deporre le sue uova. Nell’ambito del film, i pazienti sono le uova, il nido è il manicomio, il cuculo è la società che ivi li depone per isolarli dal resto del mondo e il personaggio di Jack Nicholson è quel “qualcuno” che ci vola sopra, incoraggiando chi è costretto a spiegare le ali. Ed è quello che successe davvero a uno dei pazienti, che tentò la fuga attraverso una finestra lasciata aperta da un membro della troupe. Il giorno dopo, le cronache locali titolarono su un giornale: “One flew OUT of the cuckoo’s nest“.

Dal 1693 al 1963

Qualcuno volò sul nido del cuculo è ambientato nel 1963 ed è chiaro il riferimento politico all’America di quegli anni. Il film è un atto di anarchia, di resistenza al potere, di evasione dai preconcetti e dai pregiudizi della società di allora. Per il Grande Capo, per esempio, è la rappresentazione del confinamento dei nativi americani all’interno delle riserve indiane. Ma più in generale, anticipa tutto quel senso di ribellione che avrebbe accompagnato gli Anni ’60: la Summer of Love di San Francisco, la cultura hippie culminata a Woodstock, la Contestazione e la Guerra del Vietnam. Ma è anche una denuncia verso qualunque forma di repressione alla non conformità. Non è un caso che sia ambientato a Salem, tristemente famosa per il processo omonimo che nel 1693 aveva portato all’impiccagione di una serie di donne accusate di stregoneria.

La dissidenza di Miloš Forman 

Non secondariamente, Qualcuno volò sul nido del cuculo assumeva tutto un diverso significato di dissidenza per il Miloš Forman. Il regista era infatti originario della Cecoslovacchia, che all’epoca viveva le repressioni del regime comunista. La sua condizione di esule inviso alle autorità si ritrova, seppur celata, in gran parte della sua filmografia. Per lui, Qualcuno volò sul nido del cuculo rappresentava l’ordine del giorno in Cecoslovacchia: “Il partito comunista era la mia infermiera Ratched. Decideva per me cosa potessi o non potessi fare, cosa fossi autorizzato a dire o meno, dove fossi o meno autorizzato ad andare e persino chi o cosa fossi”. Per questo, Forman dona grande realismo al racconto anche nell’approccio usato durante le riprese. A parte la scena della gita in barca, girò l’intero film in sequenza scena dopo scena e molto spesso lasciava che la cinepresa continuasse a girare, così da catturare reazioni genuine dagli interpreti. 

Un’infermiera per domarli tutti

Il personaggio dell’infermiera Mildred Ratched è uno dei centri di significato del film, in quanto rappresentazione del potere repressivo. Scegliere la giusta attrice era importante tanto quanto per il ruolo di Randle McMurphy, se non di più. La parte fu offerta a moltissime attrici ben più note di Louise Fletcher, fra cui Anne Bancroft, Ellen Burstyn, Faye Dunaway, Jane Fonda, Audrey Hepburn, Angela Lansbury,  Shirley MacLaine e molte altre. Gran parte di loro, fra l’altro, con quel giusto tocco di alterigia per il ruolo. Alla fine, Louise Fletcher fu confermata a una settimana dall’inizio riprese, dopo sei mesi di continue audizioni in cui Miloš Forman le ripeteva che non stava approcciando il personaggio nella maniera giusta, ma continuava a chiamarla ai provini. E alla fine, ci vinse l’Oscar alla Miglior Attrice, pur rimanendo consapevole di quanto odiosa (e quindi perfetta) fosse risultata come personaggio. Rimase talmente disturbata dalla sua stessa performance, da non rivedere il film per molti anni.

La Notte degli Oscar

E alla fine arriva l’Oscar. Anzi, ne arrivarono cinque, i cosiddetti “Big Five”. Nella storia degli Academy Awards è successo solo tre volte e si verifica quando un film riesce a ottenere la vittoria in tutte e cinque le considerate categorie principali. Trattasi di Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura e le due statuette alla coppia di miglior interpretazioni protagoniste, sia maschile che femminile. Il primo film a ottenere la cinquina nel 1935 fu Accadde una notte di Frank Capra, con protagonista Clark Gable. L’ultimo fu Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme, nel 1992. Nel mezzo, toccò a Qualcuno volò sul nido del cuculo: Miglior Film ai produttori Michael Douglas e Saul Zaentz, Miglior Sceneggiatura Non Originale a Lawrence Hauben e Bo Goldman, Miglior Regia a Forman (che avrebbe rivinto nella stessa categoria per Amadeus) e oltre a Louise Fletcher, il primo Oscar in carriera di Jack Nicholson. Ne avrebbe ottenuti un totale di tre, diventando uno degli attori più premiati nella storia dell’Academy.

A qualcuno piace molto

A causa delle molte differenze rispetto al romanzo, è risaputo che lo scrittore Ken Kesey ha disconosciuto l’adattamento cinematografico e alcuni hanno notato uno strano parallelismo con Misery non deve morire. Il film di Rob Reiner è amato da Stephen King – che invece odia Shining – e oltre al fatto che il protagonista James Caan avrebbe dovuto interpretare Randle McMuprhy al posto di Nicholson, alcuni hanno notato che anche la terribile villain Annie Wikles è un’infermiera. E così come Louise Fletcher, anche Kathy Bates vinse l’Oscar per il ruolo. Tuttavia, detrattori a parte, Qualcuno volò sul nido del cuculo ha tantissimi estimatori. È il film preferito del regista Ron Howard, ma anche quello dell’ex Presidente USA Barack Obama. Dopo averlo moderatamente criticato all’uscita, il critico Roger Ebert si ricredette, inserendolo successivamente nella sua lista dei “Grandi Film”. Anche Steven Jay Schneider l’ha inserito nella sua famosa lista dei 1001 film da vedere prima di morire. Infine, in Svezia il film di Forman detiene un record assoluto: in molti cinema del Paese è stato proiettato ininterrottamente dal 1975 al 1987, per dodici anni.

Purtroppo voi non avrete dodici anni, ma solo questa tre giorni evento dal 12 al 14 gennaio, per vedere Qualcuno volò sul nido del cuculo al cinema, in questa bellissima versione restaurata in 4K. Quindi, affrettatevi.

 

 

*Nato a Roma nel 1999, critico cinematografico e creator passato per web, cartaceo, social media, televisione, radio e podcast. La prima esperienza a 15 anni come membro di giuria per la XII Edizione di Alice nella Città. Dal 2019 si forma presso il mensile cartaceo Scomodo, di cui coordina anche la rete distributiva in tutta Italia. Nel 2022 svolge un master in podcasting presso Chora Media, cicli di lezioni nei licei con il Museo MAXXI ed è il vincitore del Premio CAT per la critica cinematografica. Ha collaborato con le pagine del Goethe-Institut e del Sindacato Pensionati CGIL. Dal 2021 scrive stabilmente per CiakClub, di cui è Caporedattore e principale creator.

 

 

 

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