In occasione del ritorno al cinema del capolavoro di Miloš Forman Qualcuno volò sul nido del cuculo, l’approfondimento del Dott. Giuseppe Nicola Palomba di Psichiatria Democratica.
Il nocciolo è: vi può essere salute mentale se permangono le catene? Insomma, un umano rimane ancora tale se privato della propria libertà? La libertà è un termine proteiforme, ma una cosa è certa: costringete una persona e questa cercherà di eludere la costrizione. Esattamente questa è l’intenzione di Randle Patrick Mc Murphy quando decide che è meglio un ricovero in psichiatria che le quattro puzzolenti pareti di una cella carceraria e così viene ricoverato presso l’ospedale psichiatrico di stato di Salem. Arriva ammanettato e poco dopo il colloquio psichiatrico ha le mani libere.
Mc Murphy, uno splendido Jack Nicholson, è uno scafatissimo outsider, in carcere per aver avuto un rapporto sessuale con una quindicenne. Lo psichiatra John Spivey (non poteva essere interpretato meglio, in quanto Dean N. Brooks non è un attore ma un vero psichiatra), che subodora la simulazione, gli spiega che è lì in osservazione e qualora non risulti essere un paziente psichiatrico, il ritorno in carcere sarebbe inevitabile. Milos Forman in questo film da big five riesce a darci una panoramica, a partire dal romanzo del ’62 di Ken Kesey (tradotto e pubblicato in Italia da Rizzoli solo nel ’76), di quale grana sia fatta una istituzione psichiatrica. Stiamo parlando non di catene, ma di un approccio metodologico che l’infermiera Mildred Ratched porta avanti in quanto espressione dell’istituzione stessa. In realtà Mildred (interpretata magistralmente da Louise Fletcher, Premio Oscar, come miglior attrice), lungi dall’essere la riproposizione di una villain estrema, è organica all’istituzione, anzi è un’ottima infermiera, non a caso le è stata demandata la responsabilità della struttura dalla quale i medici si tengono a distanza di consulenza.

Erving Goffman, sociologo, aveva già pubblicato, nel 1961, Asylums. Le istituzioni totali: i meccanismi dell’esclusione e della violenza, dove sono delineate le dinamiche proprie delle istituzioni totali; dinamiche di cui la povera Mildred (in quanto attira, da capro espiatorio, l’odio del pubblico) è semplicemente la portavoce. Insomma, è l’istituzione che va emendata tout-court in quanto non riformabile, come correttamente indicarono proprio in Italia, tra gli altri, Franco e Franca Basaglia.
Quando questo film dai 5 Oscar (solo Accadde una notte di Frank Capra e Il Silenzio degli innocenti di Jonathan Demme hanno centrato i Big Five: miglior film, miglior regia, miglior attore, miglior attrice e migliore sceneggiatura non originale) uscì in Italia, io ero uno studente in medicina al secondo anno e non avevo alcuna intenzione di riproporre una modalità elitaria ed escludente di fare il medico. Fare gli psichiatri in Italia con la legge 180, che aboliva i manicomi, ci dava la possibilità di sperimentare come fosse possibile prendersi cura dell’altro senza opprimere e contenere. Il lavoro in equipe, poi, fungeva da base sicura e il quotidiano poteva essere affrontato senza competitività personale, criticismo e gerarchia rigida. Insomma, quegli anni ‘70 sono stati gli anni in cui si è aperta la finestra della epistemologia dei rapporti di solidarietà versus i rapporti di forza e su quella base ci siamo formati come generazione. Sono anche gli anni, in Italia, della legge sul divorzio e di quella sull’interruzione volontaria di gravidanza, tutte istanze macroscopiche di libertà, ma era nel quotidiano che si venivano a costituire relazioni personali più autentiche e meno costringenti.

Attualmente la Psichiatria ha ripreso in mano pienamente il suo ruolo di repressore e di controllore sociale, con un uso disinvolto delle diagnosi, che da categoriali si allargano a comprendere tutti i comportamenti potenzialmente abnormi con l’introduzione del concetto di “spettro” e una maggiore attenzione a fattori biologici e genetici, lasciando sullo sfondo le differenze derivanti dall’origine sociale e culturale.
La salute mentale, come diritto, negli anni ‘70 presupponeva invece la messa tra parentesi della malattia stessa per andare ad individuare le contraddizioni inerenti alla condizione umana. Insomma, Mc Murphy fa segno dell’anticonformismo di un’intera generazione che criticava l’osservanza ai modelli e la loro trasmissione e li denunciava per quello che erano, per la loro falsità. Mc Murphy, il deviante da rendere inoffensivo, rappresenta tutti noi in quanto “diversi” e “non garantiti”.
Il Grande Capo Bromdem, Taber, Bruce Cheswick, Martini, Harding, Bruce Frederikson, il colonnello Matterson e Billy Bibbit (vittima sacrificale della psicologia “clinica” quando sia avulsa dai bisogni e decontestualizzata) sono tutti uova del nido del cuculo, deposte in manicomio e quel qualcuno che vola sul nido, Mc Murphy, è colui che smaschera il carattere repressivo e avviluppante dell’istituzione manicomiale.